Amore inestinguibile

Non è nell’apparente tranquillità

che troverai la pace

né l’arsura che ti strugge

si estinguerà

alla fonte della lontananza.

Basterà una nuvola accigliata,

un acquazzone improvviso,

una risata allegra,

il getto  della doccia

uno sguardo indisponente,

e sarai sovrastato

da suoni, voci, odori,

che brulicano dentro

e irridono l’arrogante convinzione.

Farai, dirai,

ti muoverai in mille direzioni,

calcolerai l’impercorribilità delle distanze, 

ti ritroverai come non fossi mai partito.

È quella fossetta impudente

a decretare

Il tuo carcere a vita.

In calare

Premio Argentario 2019 Porto Ercole
2°classificata sezione Poesia

Ed eccomi qui

a scrutare il tempo

quello passato e quello che resta,

a separare il grano dalla pula,

a lasciarmi ferire

in un riscatto estivo senza fine

dalla luce di settembre.

Eccomi qui

tra sottrazioni e somme

a capitalizzare gli attimi,

amplificati dal pulsare della vita.

Eccomi qui

a sgranare gli occhi su me stessa

nel ritmo di giorni in calare

e di sregolati battiti del cuore.

Eccomi qui ora

nella stretta striscia di luce

di raggi obliqui e stanchi

mentre  l’ombra divora

quel che resta del giorno.

 

 

Suoni

Ci sveliamo e veliamo

compunti nelle nostre granitiche convinzioni.

Tocchiamo corde delicate

e generiamo  suoni  sgraziati,

strumentisti inesperti,

analfabeti inattesi

a cui è sfuggita  la nota giusta.

Smarriti, nel tentativo goffo

di riacciuffarla

sguazziamo tra dissonanze e stonature

in disarmonico accordo.

Pensavamo di possedere grazia

conoscenza,  equilibrio,

eravamo commossi nel riconoscerci

sensibilità e orecchio,

non siamo fatti per crescere in bellezza,

ci sbugiarda la cacofonia dell’anima.

 

Plenilunio

Ascolta il candore

del plenilunio

quando l’anima

vorrebbe accostarsi al bello

e innalzarsi oltre la sfera pallida

per congiungersi al cielo.

Pensieri non puri

agitano la mente

a dar  sfogo

a  rancori

che covano nell’ombra

di un io insoluto.

La coscienza annulla

riserve di bellezza

sfarinandole come polvere

nella notte argentea.

Pensieri di morte,

ululati di antiche ferite

riemergono

da recessi annebbiati,

ossessioni incontenibili.

Non c’è traccia di ragionevolezza

in quegli occhi

pur umidi di pianto,

il corpo freme

in uno spasimo di lotta,

si dibatte nell’insensatezza,

come animale che si libera della muta.

È lontana l’alba,

non  c’è accesso ai ricordi,

sfumeranno nella notte infernale

lasciando il vuoto

di un candore perduto.

Ortensie

È  giunta l’ora

e m’inondi di luce.

A lungo ho atteso

la maturazione delle tue forme

indovinando i colori

con cui saresti esplosa,

magnifica fioritura.

Al mattino,

amo cogliere il tuo risveglio

imperlata di succhi di rugiada.

Esibisci i gioielli

da orgogliosa regina

in attesa della notte

e della  luce cangiante della luna.

Nel buio avverto il tuo respiro,

scomposte sfere reclinano il capo,

stanche, accaldate.

Attendono la frescura notturna,

nel silenzio che dà pace all’anima.

 

Mi fa male il niente

Mi fa male il niente,

quel nulla che pensavo fosse

mentre le tue mani

sfuggivano alla presa

tra gerani sui balconi

e panni stesi al sole.

Insistevo sbirciando un’emozione

sul viso corrucciato e intento,

i pensieri già lontani

da quel cielo color turchino.

Le labbra sapevano di sale

e non oltrepassai il recinto

e neppure azzardai 

un arruffio di capelli.

Le mie  mani,  nascoste nelle tasche,

celavan la  sconfitta,

il corpo ciondolava  a vuoto

tra domande e risposte senza senso.

Parole tante,

nessuna a significare

quell’istante,

che sin dall’inizio

non era mai esistito.

Io ci credevo

Io ci credevo...sì
a quei denti scintillanti
dentro il sorriso franco, 
e a quegli occhi magnetici
che catturavano lo sguardo.
Io ci credevo... sì
alle tue mani che afferravano le mie
e che stringevano forte fino a farmi male.
M’issavo sulle punte a sfiorarti il naso 
per poi cingerti la vita 
...e sentirti mio.
Io ci credevo... sì
alle notti infuocate
da ruvide carezze
senza il calore 
accogliente dell’intesa.
Bastava un niente
perché cambiassi umore
e la mano che solo prima
mi aveva accarezzato
diventava un pugno 
senza una ragione.
Oh sì...l’avevi... dicevi convincente
ed enumeravi le mie mancanze
ma mai più mi avresti percossa
continuavi,
mentre mi baciavi
e sembravi Giuda.
Io ci credevo...sì
alle tue promesse
e ti guardavo ancora
con occhi innamorati
curando i lividi,
quelli più dolorosi dentro.
Ma venne il giorno 
che mi guardai allo specchio
mentre tamponavo le ferite,
un rivolo di sangue mi rigava il viso
misto a lacrime riarse.
Ti vidi riflesso nello specchio
sempre più vicino,
scorsi un ghigno mostruoso
invece del sorriso franco,
e i tuoi occhi non sprizzavano stelle
ma scintille di rabbia e cattiveria.
Ti assecondai ancora
mentre fingevo di perdonarti,
non so dove trovai la forza 
ma il velo dell’autoinganno era caduto.
Ti baciai un’ultima volta,
fu anche per me il bacio di Giuda
e mentre scendevo le scale
sapevo che non le avrei mai più salite.

 

Pensieri

 

Caduta l’ultima foglia

m’assale un brivido di freddo,

e mentre la vedo volteggiar lontano

mi chiedo quale sarà

il colore del mio inverno.

Attesa

Premio Novella Torregiani 2017- Porto Recanati
1°classificata sezione Poesia

 

Nel mio sguardo  tutto e niente

il tutto che va oltre l’orizzonte

che nessuno spazio può occultare,

il niente nel mio corpo

stanco,

sfiorito,

assente,

perso negli anni della

coscienza intorpidita,

nelle mille voglie altrui,

nel tempo andato

senza lasciare traccia

nel tanto fare senza capire.

E mentre penso a ciò che resta

un fremito di attesa mi pervade.

 

Pioggia

Pioggia

Pioggia forte,

improvvisa,

annunciata

da un  cielo plumbeo

con la sua cappa

grondante d’acqua.

Dal mio riparo osservo

lo spazio circostante,

 mentre l’asfalto della strada

riarso per la calura evapora

il suo ringraziamento.

I muri delle case

sferzati dallo scroscio

mettono a nudo

i segreti più nascosti,

gli alberi protesi in avanti

si abbandonano

al benefico ristoro.

Il grigio  avvolge tutto

e mette fine

alla lunga attesa.

I miei pensieri

affidati

alla pioggia

ristoratrice

non trovano conforto,

mi avviluppano

in un groviglio,

come mille rivoli

d’acqua

nel tentativo

di scomporsi.

Quando ti guardo

Quando ti guardo

non vedo te

vedo la tua anima,

è nei tuoi occhi che mi specchio

per trovare

la mia ragione di esistere.

Quando ti ascolto

non ascolto te

sento il tuo cuore,

è lui che pulsa 

e trabocca amore

incontenibile,

un infinito mare.