• Anime Intrecciate

Al mercato dei sogni

Lo sconosciuto

mi ha rubato

al mercato dei sogni

e mi ha portato

lontano

sul suo cavallo alato.

Ha raccolto le stelle

per farne un diadema,

i raggi del sole per

regalarmi  il sorriso,

il chiarore lunare

per rinchiuderci dentro

…e splendere insieme.

 

 

Campo

Non più giorno, né notte
soltanto una bruma sottile
e la nudità della vergogna.
Labbra serrate,
occhi spalancati,
sguardo fisso
a un perchè senza risposta.
I morsi della fame,
allucinazioni come sogni
spezzati da voci
roche e gutturali,
orrore senza fine.
L’umanità sparita,
divorata
tra ordini e torture
di progetti deliranti.
Tra le baracche del campo
le notti contavano i respiri,
il gelo fuori
non dissolveva il fumo acre,
nel silenzio assordante
di destini e speranze
diventate cenere.
Stride
Il bianco immacolato della neve
al mattino,
sporcato dal fango
di scarponi sbrecciati
degli ultimi,
in una corsa impazzita
verso il nulla,
aggrappati in un ultimo volo
al filo spinato della libertà.

I piedi lasciavano una scia di sangue
sul biancore metallico della neve.
Di lì a poco la pioggia l’avrebbe cancellato,
pietosa, germoglio di umanità assente,
mentre il camino fumava la vita.

Suoni

Ci sveliamo e veliamo

compunti nelle nostre granitiche convinzioni.

Tocchiamo corde delicate

e generiamo  suoni  sgraziati,

come suonatori inesperti,

analfabeti inattesi

a cui è sfuggita  la nota giusta.

Smarriti, nel tentativo goffo

di riacciuffarla

sguazziamo tra dissonanze e stonature

in disarmonico accordo.

Pensavamo di possedere grazia

conoscenza,  equilibrio,

eravamo commossi nel riconoscerci

sensibilità e orecchio,

non siamo fatti per crescere in bellezza,

ci sbugiarda la cacofonia dell’anima.

Suoni nella notte


Ho un pianoforte nero
che giace nel fondo della stanza.
Brilla nella semioscurità
quando la luce della luna
penetra furtiva
e mani disavvezze
sfiorano la scala eburnea
senza riuscire a effondere
le note che straripano dentro.
La sfioro nel buio
quando tutto tace,
disarticolata
combinazione di suoni
mentre cerco di trovare
la nota giusta
che disperda
stonature e dissonanze.
Lo cerco
nella sacralità della notte
che mi consegna
alle tenebre amiche
quando al cader del velo
ritrovo gli accordi
e l’armonia perduta.

Veglia

 

Quante bugie ti racconti
nel buio della stanza
quando, 
rannicchiata in posizione fetale,
aspetti che arrivi il sonno.
Sei in contatto col tuo io più profondo
e apri la porta alle illusioni.
Non si è spenta l’ansia del giorno,
la senti addosso
e sai che domani non starai meglio
perché non ci si sgrava 
dal proprio modo di vivere le cose.
Ti ripeti, domani saprò, farò
in un bisbigliar tra i denti
e uno smozzicar di preghiere 
che non san d’incenso
e non riescono a elevarsi al cielo.
I pensieri fremono nel buio,
le palpebre non cedono al guanciale 
e nel silenzio intoccabile
della volta illune
tu stai, sospesa,
tra la notte e il giorno.